Il merletto canturino - Cenni storici


Il pizzo di Cantù nasce verso la fine del 1400 per opera di alcune religiose, le suore dell'Ordine delle Umiliate aventi un loro convento a Cantù nel chiostro di Santa Maria.
I primi intrecci avevano lo scopo di creare degli addobbi per gli altari e per le vesti sacre dei sacerdoti.
Dopo secoli di perfezionamenti, a metà Ottocento, la qualità raggiunta dai pizzi realizzati nel circondariato di Cantù era ormai riconosciuta anche a livello internazionale.

 



Dei requisiti dei pizzi di Cantù accennava nel 1858 il "Manuale della provincia di Como, secondo il quale "la manifattura canturina va facendosi sempre più perfetta"...."il pregio loro è tale che oramai possiamo dirci in grado di fornir alle nostre dame i più delicati trapunti, le trine antiche, gli scialli più fini e più diafani che erano un tempo privilegio di Belgio, Olanda e Inghilterra". Secondo una tradizione consolidatasi nei secoli, i merletti erano per lo più in filo bianco, tuttavia intorno a metà Ottocento, si diffuse la moda del pizzo in seta nera, tendenza a cui la manifattura canturina si adeguo' prontamente.
Nel 1851 fu addirittura indotto un concorso a premi per incentivare il miglioramento qualitativo dei pizzi in seta nera.
Il bando di concorso stabiliva che venisse assegnato un premio di 300 lire alla merlettaia che avesse realizzato la "migliore pezza di pizzi di seta nera o blue, non minore di braccia diciotto", corrispondenti a poco più di 10 metri, in solo otto mesi di lavoro, impegno smisurato che soltanto l'abilità e la consuetudine alla fatica avrebbero consentito di portare a termine.
Il successo delle Esposizioni Universali svoltesi nel 1851 a Londra e nel 1855 a Parigi, spinse la grande industria europea a chiedere l'apertura di una nuova rassegna internazionale, capace di richiamare le punte più avanzate dell'ingegno umano. La sfida fu accolta da Napoleone III, il quale nel giugno del 1863 firmo' il decreto con cui istituiva la Commissione per l'organizzazione dell'Esposizione del 1867 ancora a Parigi.
Per il giovane stato italiano la vetrina parigina offriva la straordinaria occasione di presentarsi sulla scena europea.
La manifestazione fu visitata da una folla immensa di curiosi e addetti ai lavori. I prodotti presentati dalle aziende della provincia comasca riscossero un lusinghiero successo. La qualità del lavoro lariano ottenne il miglior riconoscimento dal conferimento di diversi premi, tra i quali la medaglia d' argento attribuita a un pool di 18 fabbricanti comaschi di stoffe in seta.

 



Un certo numero di merlettaie era impiegato direttamente nelle varie manifatture operanti per lo più a Cantù, mentre la stragrande maggioranza lavorava a domicilio, all'aperto nella bella stagione, accanto al focolare o immerse nel tepore delle stalle nelle stagioni fredde.
Le giovani donne-bambine, venivano avviate alla produzione dei pizzi al tombolo, dopo un lungo tirocinio che prendeva avvio tra le mura domestiche, accanto alle donne di casa che praticavano la medesima mansione, e continuava sotto la

guida delle numerose maestre che avevano aperto una scuola. Al termine del tirocinio, la maggior parte delle ragazze proseguiva questa attività a domicilio per conto di un mercante da cui ricevevano le cartine e il filo con cui realizzavano i pizzi. 
La sua diffusione e fortuna, hanno fatto si che al "pizzo di Cantù" si interessassero anche mistificatori che lo hanno copiato e riprodotto ma, nonostante questo, il pizzo di Cantù autentico continua ad esistere.
 
 
tratto da La mostra del pizzo di Novedrate 1977 - 2010